https://www.lineameteo.it/viewtopic.php?f=1&t=10199&p=273074#p273074
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cptnemo
Dom 21 Ott, 2012 14:44

Re: Non Esistono Più Le Mezze Stagioni?
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[quote user="burjan" post="273043"]Davvero lodevole lo sforzo di Marvel, nel cercare la normalità dove normalità non c'è. 
Per l'Umbria disponiamo di statistiche pluviometriche fin dai primi decenni dell'800, e un tracollo come questo non s'era mai visto prima. Nei mitici anni 30-40 di cui si parla, a Foligno la media quinquennale non è mai scesa sotto agli 800 mm. 
Ora stiamo navigando sui 700. Oltre il 10% in meno. 

E' vero: in quegli anni non c'era l'uso estensivo dell'acqua. Le case dei contadini non avevano acqua potabile. Gli orti esistevano solo in città: i miei nonni e bisnonni bevanati, contadini, non conoscevano gli ortaggi, perchè i pozzi non esistevano. Vogliamo tornare a quel mondo? A quell'agricoltura di sussistenza? Meglio morire, perdiana.

Fare gli invasi è problematico; ma certamente, intanto, avremmo dovuto pensare alle doppie reti, che avrebbero risolto ogni problema. Ma... chi paga? Già non ci troviamo bene in ogni caso; se i prossimi decenni dovranno vedere un sforzo pubblico straordinario per assicurare il bene più prezioso, che prima era scontato, anzi in eccesso, dove troveremo le risorse per lo sviluppo?[/quote]

E se invece avessero avuto ragione i nostri nonni ?

A me sembra che ultimamente la dinamicità ed imprevedibilità climatica venga vista come un ostacolo al progresso, alle mille forzature fatte sull'ambiente nel nome dell'economia e della produzione fatte su basi totalmente insostenibili.

La cosa più paradossale è che questa filosofia viene subdolamente appoggiata proprio da chi si professa POLITICAMENTE ambientalista.

Pretendiamo di coltivare nel deserto, di cambiare negli ultimi 50 anni le regole che sono durate per millenni, di produrre la frutta in serra e frigorifero per foraggiare i supermercati che vendono ortaggi e frutta insapore a costi illogici.

E dopo aver spostato l'asticella delle pretese a nostro uso e consumo ci lamentiamo pure se il pianeta non risponde alle nostre esigenze.

Secondo me dobbiamo imparare a volare più bassi e a capire veramente le responsabilità antropiche sul pianeta, non quelle che fanno comodo, perché non è una nostra scelta quella di tornare indietro o no.

Chiunque si sia confrontato veramente con la natura sa benissimo quanto vada rispettata e quanto sia più forte, potendo svilupparsi su tempi e cicli in cui l'incidenza umana è rapportabile ad un umano raffreddore.

Per questo dico di salvaguardare in primis la nostra salute, che poi coincide anche nel salvaguardare la salute del pianeta, ma con un rapporto più basato sul rispetto delle vere forze in gioco e meno omocentrico.


