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burjan
Lun 03 Apr, 2006 22:06

Re: Gli antichi Umbri
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GUBBIO (Ikuvium)
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Come disse Guido Piovene, "dire che Gubbio ha un volto medievale non basta a definirne l'anima. Si sente vivere in essa, quasi un fantasma, l'altro Medio Evo pù grave delle antiche razze italiche".

Grazie alle Tavole, di cui abbiamo già parlato, di Gubbio si sanno tante più cose di qualsiasi altra città umbra. Questo può dare,  e ha dato, una immagine falsata della sua importanza all'interno dell'universo geografico e politico umbro. In realtà, né dalle Tavole, né da qualsiasi altro documento, risulta che Gubbio abbia esercitato alcuna egemonia sul resto dell'Umbria. 

Certamento però essa si configura, per quanto emerge dalle sette Tavole bronzee ritrovate nel 1444, come un importantissimo centro politico e religioso. A confermarlo, sulle pendici del monte Foce resti di mura ciclopiche  ed il ritrovamento di ceramiche cotte davanti al fuoco, di asce ed armi di pietra. Secondo il linguista prof. Ancillotti, a partire dall'IX-VIII secolo Gubbio era al centro di una confederazione che abbracciava svariate tribù, per lo più situate sul versante adriatico dell'Appennino, etnicamente sia umbre che picene, le quali celebravano riti comuni presso il santuario di Giove Appennino, sul valico di Scheggia. Probabilmente, come Bevagna per il santuario di Villa Fidelia, a Gubbio era affidata la custodia e manutenzione del santuario di Scheggia.  

"Capitale morale degli Umbri" possiamo definirla noi oggi a posteriori, per la enorme importanza che le Tavole hanno rivestito ai fini della conoscenza di questo antico popolo italico. 

Gubbio, che sorge ai piedi del Monte Ingino, si trova in una in una posizione idonea al controllo del sito dove il corso d'acqua Camignano confluiva nell'ampia pianura in cui scorrono Saonda e Assino. 
 
Il centro medievale sembra coincidere con quello umbro. Forse la attuale Via Savelli determinava la linea delle mura, della città-stato di Gubbio, su cui si innestano le porte di Trebulana, Tessenaca e Veia. Tra le varie emergenze archeologiche della città e del suo territorio, un particolare risalto è dato dalle fonti letterarie antiche al luogo di culto, in verità non ancora identificato, di Giove Pennino, che godeva di un chiaro prestigio come santuario oracolare, a cui si rivolsero per chiedere responsi anche gli imperatori Claudio II ed Onorio.

Custodite nel palazzo dei Consoli, le Tavole, di cui abbiamo già parlato, descrivono cerimonie religiose che si svolgevano nella città. IKUVIUM, la città stato,  si estendeva a nord-ovest dell'odierna città nella zona porta S. Croce, via Baldassini e via dei Consoli. La popolazione era divisa in dieci parti, decuvie, e suddivisa in due gruppi capeggiati da una famiglia. Il Marone era il principale magistrato ed i Fratelli Atiedii componevano il collegio sacerdotale. La massima autorità religiosa era costituita dal Flamine. L'augure coglieva i messaggi divini al "Pietrone", visibile ancor oggi nel lastricato davanti al palazzo del Capitano del Popolo, ai confini della città, al "tabernacolo" e "alle pietre augurali". Altre testimonianze della civiltà dell'antica Ikuvium sono offerte da tre serie di monete, da un bassorilievo del II-I sec. a.C., custodite nel palazzo dei Consoli e da un letto funebre con base di ferro e intelaiatura di legno, coperto da bronzo decorato con figura di donna e di cavallo.

I romani preferirono sviluppare la città più a valle, in corrispondenza dell'area ove sorge il teatro.  Iguvium fu municipio della tribù Clustumina. Quando Gubbio diventa Municipio Romano si conclude la sua romanizzazione e di quel periodo, anche se nessuna delle vie consolari la tocca, restano importanti segni, il più evidente dei quali è il magnifico teatro romano. La posizione di questo ci indica chiaramente che la città romana, non avendo nemici da cui difendersi, era scesa dal monte insediandosi nella comoda e produttiva pianura eugubina.


