I petrolieri stanno sempre in piedi per un unico fatto: finora non è stata trovata una
valida alternativa ai carburanti tradizionali.
Il
metano richiede una rete infrastrutturale di distribuzione piuttosto costosa. Si potrebbe ovviare con il sistema di rifornimento casalingo, ma anche quello è costoso, e non è immune da pericoli, specie nei grandi condomini, con garage al piano terra. Le auto, poi, non potranno mai avere autonomie di più di 500-600 km, a causa della grandezza delle bombole. Col metano liquido sarebbe un altro discorso, ma non è così facile e sicuro come quello gassoso.
L'idrogeno è stata la bufala degli ultimi vent'anni. Sia gassoso sia liquido, richiede una tecnologia costosa, una rete di distribuzione costosa e non immune da rischi di esplosione e, alla fine, richiede molta energia per essere estratto.
I
biocarburanti pure. Parevano chissà cosa, il futuro dell'autotrazione. Poi si è scoperto che le auto a biodiesel sono più inquinanti delle altre, consumano di più e rendono meno. In più, per produrli, è necessario sottrarre terreni coltivabili alle colture tradizionali, con danni economici non di secondo piano (vedi Brasile).
Le
auto ibride e quelle elettriche sono costose e sono ancora condizionate dalla difficoltà di stoccare in poco spazio quantità notevoli di energia elettrica, per cui non sono sicuramente una valida alternativa alla benzina.
Che fare allora?
Accontentarsi, come faccio io, di fare 900 km con un pieno di gasolio, spendendo dal distributore 60 euro ogni due settimane o... tornare al cavallo?
Boh!
