Sul fatto che gli inverni, ma anche le altre stagioni, fossero diversi da quelli di "una volta" non penso ci possano essere controversie: è di lampante evidenza, sotto certi punti di vista. Ma questo rientra nelle dinamiche del clima e non può essere diversamente. Forse, noi siamo troppo rimasti legati all'idea di "media climatica", vale a dire di misurazione effettuata in una località per non meno di trent'anni, per cui è chiaro che se noi ragioniamo così "staticamente" non possiamo non notare una certa differenza con il passato e così sarà per sempre: fra duecento anni sentiremo sempre la solita vecchina dolcissima che alla fermata dell'autobus... (vabbè, diciamo dell'astrobus

) ci dirà: "Non esistono più le mezze stagioni" "Gli inverni non sono più come quelli di una volta" e via dicendo.
Io non ho vissuto sempre nello stesso posto, per cui non posso avere riscontri basati sull'esperienza dello stesso clima. Però, vi dico che, dagli inverni degli anni '70 e in parte '80, ad oggi, la differenza la vedo. Quand'ero piccolo, la neve cadeva in grande abbondanza nelle pianure marchigiane, almeno cinque o sei volte in un inverno e, talvolta, in notevole quantità: ricordo, che avrò avuto 10-12 anni, che rimasi infilato in una buca piena di neve e mi dovettero tirar fuori a fatica, in una località ad appena 180 metri sul livello del mare, prossima alla costa. Oggi non più. Sono anni che non cade neve ad Ancona, in pratica. Nel 2005, grandi quantità di neve si sono limitate all'entroterra. Un tempo fra Marche ed Umbria cadevano quantità industriali di neve. Oggi non è più così, se non rarissimamente.
Stesso dicasi per la permanenza del manto nevoso in quota. Fino agli anni Ottanta, oltre i 1000 metri, d'inverno era rarissimo non trovare neve e fino a maggio il manto nevoso era persistente. Oggi si fa fatica ad aprire le località sciistiche.
Negli anni '70-'80, i termometri umbro-marchigiani amavano valori fino a -20°C anche in pianura. A parte qualche eccezione (i -12°C di Perugia di qualche tempo fa), non è più così. Sono quasi dieci anni che la mia stazione non registra una minima sotto i -10°C: cosa inconcepibile in una località di montagna attorno ai 500 metri, con una vasta pianura che favorisce inversioni termiche. E se talvolta Castelluccio di Norcia ci fa assaporare i -36°C, in generale siamo ormai disabituati a temperature basse, tipiche dell'entroterra balcanico. L'Orso russo si è assopito e non ci fa più visita così di frequente. L'aria fredda arriva con difficoltà fino a latitudini basse (non verso l'Algeria, però!) e poi schizza via rapida, come farà nei prossimi giorni. Tutto ciò che è tipico delle latitudini sub-tropicali si trova molto bene alle nostre latitudini, ormai; le saccature artiche molto meno. L'aria continentale o va verso la Spagna o verso i Balcani: c'è una "fatica" (lo dicevo qualche topic fa) notevole ad avere condizioni favorevoli alla neve in pianura o a basse quote.
Un tempo queste condizioni erano meno difficili da realizzarsi.
Il motivo è sotto gli occhi di tutti. Il clima è cambiato, per certi versi è divenuto più caldo, per altri più ricco di forti contrasti. Che se, poi, questo sia naturale (come sarebbe anche logico pensare) o di origine antropica, è tutt'altro discorso e non ci entro di proposito.
Ringrazio And per il suo intervento...
