#271 and1966 Mar 02 Ott, 2012 16:29
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#272 marvel Mar 02 Ott, 2012 19:20
Beh, che stiano soffiando venti di guerra sempre più sostenuti nei confronti dell'Iran, non è certo un segreto.
Ricordiamo poi che Iran e Siria sono alleate... se la Russia e la cina mollano l'osso, la guerra è inevitabile... certo, non saranno bei tempi né per loro né per l'economia globale, che prima di riprendersi dovrebbe superare tempi comunque molto bui.
Non so se sia il tipo di scossone desiderato dai grandi gruppi finanziari.
E' pur vero che la crescita/ripresa sono molto lontane e, in un sistema ormai Cina-dipendente, credo si vorrà che anche la Cina se la vedrà molto buia... che sia l'unico modo per contrastarne l'inarrestabile e travolgente crescita?
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#273 and1966 Mar 02 Ott, 2012 21:04
Dimentichiamo che, pur caduto il muro di Berlino, vi sono bombe non convenzionali per distruggere un pianeta pari ad 80 volte la Terra.
Stavolta i famigerati gruppi di potere politico - finanziario debbono stare ben attenti: stanno maneggiando fuoco inestinguibile, già ci andarono molto vicini (provocando de facto la WWII) all' irreparabile, stavolta non vi sarebbe scampo. Chi accetterebbe di perdere una guerra, sapendo di avere le armi per rovesciare le sorti di un conflitto? Nessuno di voi ricorda il film "the day after"? (senza "tomorrow")
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#274 marvel Mar 02 Ott, 2012 22:36
The day after, mi fece venire gli incubi... Andammo a vederlo con la scuola!
Tornando on topic: la Corte dei Conti denuncia il completo fallimento del governo Monti... Tasse ed austerity, peggio della grandine!
Peggior politica economica non avrebbe potuto fare!
http://www.byoblu.com/post/2012/10/...-di-Batman.aspx
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#276 marvel Sab 06 Ott, 2012 01:03
120 economisti contro il fiscal compact
Le Monde discute il dogma, in Italia il silenzio
il 5 ottobre 2012.
Dal 2008 l’Unione europea sta fronteggiando una crisi economica senza precedenti. Contrariamente a quanto pretendono gli economisti liberali, tale crisi non è affatto dovuta al debito pubblico. Infatti, la Spagna e l’Irlanda subiscono oggi gli attacchi dei mercati finanziari nonostante questi Paesi abbiano sempre rispettato i parametri di Maastricht. L’innalzamento dei deficit pubblici è una conseguenza della caduta delle imposizioni fiscali, causata in parte dal trattamento tributario favorevole ai ricchi, e conseguenza anche degli aiuti statali alle banche commerciali e del ricorso ai mercati finanziari per mantenere il debito a tassi di interesse elevati.
La crisi si spiega inoltre con l’assenza totale della regolamentazione del credito e dei flussi di capitali a spese dell’impiego, dei servizi pubblici e delle attività produttive. Ed è alimentata dalla Banca centrale europea (Bce) che appoggia senza condizioni le banche private, e ora esige una “severa” austerità degli Stati qualora si appresti ad avere il ruolo di “prestatore di ultima istanza”. Inoltre, questa crisi è aggravata dal dumping fiscale intra-europeo e dal divieto fatto alla Bce di prestare direttamente agli Stati per le spese future, al contrario di quanto avviene per le altre banche centrali come la Federal reserve americana.
Infine. La crisi è rafforzata dall’estrema debolezza del budget europeo e il suo limite massimo a tassi risibilmente bassi (1,24% del Pil).
François Hollande, dopo aver promesso durante la campagna elettorale che avrebbe rinegoziato il trattato europeo, non ha apportato alcun cambiamento, e oggi sceglie di perseguire la politica d’austerità inaugurata dai suoi predecessori. È un errore tragico. L’aggiunta di uno pseudo-patto di crescita, dall’ammontare reale ridicolo, si accompagna all’accettazione della “regola d’oro” di bilancio difesa da Merkel e Sarkozy che condannerà qualsiasi logica di spesa pubblica nel futuro e condurrà a un drastico programma di riduzione dell’insieme delle amministrazioni pubbliche. Limitando più che mai la capacità dei Paesi di rilanciare l’economia e imponendo loro l’equilibrio dei conti pubblici, questo trattato diventa portatore di una logica recessiva che automaticamente aggraverà gli attuali squilibri. I Paesi che soffrono della caduta di domanda interna saranno portati a ridurre più fortemente la propria domanda pubblica. E poiché molti Stati membri sono già in recessione, ciò minaccerà maggiormente l’attività e l’impiego, dunque le imposte statali, cosa che farà crescere il deficit all’infinito.
E così l’Ocse già prevede 300mila disoccupati in più in Francia entro la fine del 2013, a causa dell’austerità. A medio e a lungo termine, ciò ipotecherà la transizione sociale e ambientale che necessita di investimenti considerevoli.
Nel nome di una pretesa “solidarietà europea”, il trattato organizza di fatto la garanzia da parte degli Stati dei grandi patrimoni privati. Scolpisce nel marmo delle misure automatiche di austerità, imposte ai rappresentanti dei popoli, forzando le loro decisioni di bilancio, dettate da una istanza non eludibile. Il Meccanismo europeo di stabilità (Mes), istituzione antidemocratica per eccellenza, potrebbe proporre dei prestiti a tassi un po’ meno elevati (5% di media). Ma questi prestiti sarebbero subordinati all’applicazione di una austerità drastica imposta ai popoli!
La garanzia pubblica degli investitori privati non fa che incoraggiare la speculazione, quando bisognerebbe spezzargli le reni togliendo dalle loro mani il debito pubblico.
La constatazione è senza appello: l’austerità è allo stesso tempo ingiusta, inefficace e antidemocratica.
Noi abbiamo un’alternativa. Il futuro dell’Europa merita un dibattito democratico sulle soluzioni per uscire dalla crisi. Una espansione coordinata dell’economia, dell’impiego e dei servizi pubblici sarebbe oggi possibile in Europa.
Affinché l’Europa realizzi questa politica, è urgente riformare e rendere democratiche le sue istituzioni. Un Fondo europeo per lo sviluppo sociale e ambientale, a gestione democratica, potrebbe accentuare questa dinamica. Inoltre, l’Unione potrebbe implementare un controllo della finanza.
Le sfide sociali e ambientali sono immense. È possibile disfare il lugubre bilancio delle politiche liberiste di una Francia che comprende 5 milioni di disoccupati e 10 milioni di poveri. Per darci dei mezzi, occorre allentare la morsa dei mercati finanziari e non regalargli dei pegni. Ecco perché noi rifiutiamo la ratifica del trattato europeo sulla stabilità, il coordinamento e la governance.
L’appello è stato pubblicato su Le Monde da 120 economisti francesi. Primi firmatari: Dominique Taddéi, Frédéric Lordon, Jacques Généreux, Paul Jorion, André Orléan, Jean Gadrey, Jean-Marie Harribey, Bernard Friot, Dominique Plihon, Guillaume Etievant e Jacques Rigaudiat.
(Traduzione di Laura Eduati)
http://www.glialtrionline.it/2012/1...ia-il-silenzio/
Interessante anche questo:
Ma la Bce NON sta salvando l’Italia
Non mi stupisce che le Borse salgano dopo la decisione della Bce di procedere ad acquisti illimitati di titoli di Stato di Paesi Ue in difficoltà. E’ quel che chiedeva il mondo finanziario, ma l’accordo annunciato come provvidenziale, benefico, salvifico da certa stampa in realtà è molto preoccupante. Per due ragioni.
La prima: procedere ad acquisti illimitati di titoli di debito pubblico da parte di una Banca centrale è un’aberrazione economica. Roba da Unione Sovietica. Allora tanto valeva tenerci la lira e le sue svalutazioni economiche, perchè la Banca centrale da qualche parte deve trovare i fondi per procedere ad acquisti immensi. E dove li trova? Stampando moneta in proporzioni colossali, il che storicamente porta all’inflazione, ma ora praticamente equivale a nascondere sotto il tappeto problemi che però non vengono risolti.
Se la logica è questa, allora facciamo lo stesso per le aziende in difficoltà, per i cittadini indebitati. Stampiamo moneta e distribuiamo… Così semplice…
La seconda ragione riguarda le condizioni poste dalla Bce. Qui e lì, sapientemente nascosta negli articoli incensatori su Draghi, emerge la verità. Sul Corriere della Sera, ad esempio, leggo che
“Formalmente la domanda va rivolta ai ministri finanziari dell’area euro, per ottenere un programma basato sui fondi salvataggi Efsf-Esm. Ma per poter godere anche della forza schiacciante dell’azione della Bce, la Spagna e l’Italia dovranno sottoscrivere memorandum d’impegni solidi quasi come l’intervento della banca. E dovranno lasciarsi vigilare con puntiglio dalla stessa Bce, dalla Commissione europea e dal Fondo monetario internazionale”.
Dunqe, cari italiani, lasciatevi “vigilare con puntiglio” dal Fmi. Altro non significa che, prestando il suo generoso aiuto, la Bce di fatto prende il controllo del Paese con la Commissione europea e il Fmi, spazzando via quel poco di sovranità che resta ai Paesi europei.
Altro che accordo salvifico, questo è un inganno che, a voler essere pessimisti e malfidenti, potrebbe sembrare a qualcuno un golpe mascherato…
Grazie a tutti. Vedo dai commenti che qualcuno mi critica, anche pesantemente. Ben vengano le critiche. La soluzione che Draghi assomiglia tantissimo a quello che ha fatto Bernanke negli Usa e che può essere utile nel breve periodo ma non risolve il problema di fondo, che è molto semplice: se non ci sono abbastanza acquirenti del debito pubblico di Usa o dell’area euro, la Banca centrale interviene e compra i titoli invenduti per somme paurose. L’intervento di salvataggio dell’economia Usa dopo i subprime è costata una ciffra paurosa, molto più ampia dei 700 miliardi annunciati inizialmente. Nel 2010 la Fed aveva comporato debito pubblco e privato per 2,3 trilioni di dollari, cifra che nel 2012 è scesa a 1,7 trilioni di dollari. E dove trova i fondi la Fed per operazioni di dimensioni pazzesche come queste? Stampando moneta. Ma è la soluzione? Sarò un liberale all’antica, ma questo significa manipolare il mercato e tentare di mimetuzzare il problema, che però resta tale.
Il mio riferimento alla lira non è un’invocazione al ripristino della vecchia cara liretta, tema che andrebbe affrontato con calma e profondità, bens’ la constatazione della fine dell’illusine. L’euro non doveva portare rigore e serietà al posto di trucchi più volte condannati in quanto pochi seri come la svalutazione della lira o manovre di alleggerimento della Banca d’Italia. Se ora la Bce compie manovre che rappresentano un vero azzardo morale delle due l’una: o non avevo capito bene prima o l’euro è stato un fallimento. Con una differenza: le svalutazioni permettevano di far crescere l’Italia, che rimaneva padrona del proprio debito. Oggi invece dobbiamo compiere sacrifici immensi senza benefici nè a breve nè a lungo termine.
E qui vengo a Draghi, che si propone di replicare la ricetta della Fed, accompagnate però da misure pesantissime di ridimensionamento del deficit. Stangate su stangate con un commissariamento di fatto dell’Italia, senza alcun riguardo per la crescita. L’ho scritto più volte e lo ripeto: misure di contenimento del debito troppo drastiche fanno sprofondare l’economia in recessione. la recessione provoca un peggioramento dei conti pubblici, che comporta l’intervento di Bce, Fmi e Commissione europa che impongono nuovi sacrifici, che fanno sprofondare ancor più l’economia ed esplodere la disoccupazione, come sta accadendo in Spagna e in Grecia. Tutto questo perdendo la sovranità e il controllo del nostro destino. Una spirale angosciante. E dovrei unirmi al coro di chi elogia Draghi e il suo sodale Monti?
Marcello Foa
http://blog.ilgiornale.it/foa/2012/...sto-ti-strozza/
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#277 tifernate Sab 06 Ott, 2012 13:38
....la NATO vuol entrare in Siria e qual'è il metodo più semplice e legittimo? Far attaccare la Turchia che per contratto sarebbe difesa dalla NATO. Come fare per far attaccare la Turchia? Corrompere qualche ufficiale dell'artiglieria siriana che di tanto in tanto spara qualche cannonanta oltre confine (come sta succedendo in questi giorni) poi se ci scappa il morto meglio ancora (e ci sono già scaoppati). Attenti però, Assad è un dittatore delinquente ma chi verrà messo su dopo potrebbe essere pure peggio (andate a vedere chi sono alcuni leader dell'opposizione esiliati e di quali associazioni o meglio gruppi fanno parte)......e poi c'è la storia Iran che si aggiornerà di capitoli "pesanti" entro primavera 2013.
____________ ....pensace!
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#278 marvel Ven 12 Ott, 2012 13:26
La definitiva tomba del Nobel
Il Nobel per la pace 2012 è stato appena assegnato all'Unione Europea !!!
Si spegne così, definitivamente, qualsiasi residuo di fede nel valore effettivo di questo premio.
Dopo il Nobel preventivo ad Obama, che come ben sappiamo, si è ben guardato dal ridurre minimamente qualsiasi attività bellica statunitense,
dopo il premio Nobel (per la pace) ad Al Gore e all'IPCC, confondendolo, evidentemente, con il premio Oscar,
ora l'ineffabile commissione del premio norvegese, premia il superstato che è tutto fuorché democrazia.
Certo, verrebbe da credere alle frasi con cui viene giustificato il premio:
" l'Ue ha contribuito all'avanzamento della pace e della riconciliazione, della democrazia e dei diritti umani in Europa". "Oggi una guerra tra Germania e Francia sarebbe impensabile, ciò dimostra che con la reciproca fiducia nemici storici possono diventare partner. La Caduta del Muro ha reso possibile l'ingresso dei Paesi dell'Europa centrale e orientale... così come la riconciliazione nei Balcani e il possibile ingresso della Turchia rappresentano un passo verso la democrazia."
Ma guarda caso, come per alcuni dei vincitori precedenti, risulta chiaro come l'istituzione del Nobel per la pace, serva scopi ben precisi...
Sono premi di convincimento, espressamente e puntualmente indirizzati a puntare il riflettore mediatico e a dare lustro e popolarità a determinati orientamenti di potere politico ed economico.
Insomma, una grande operazione di immagine proprio nel momento (guarda caso) in cui l'Europa, i cui vertici non sono eletti democraticamente, si appresta a modificare (in modo antidemocratico) sovranità e diritti di alcuni dei popoli più rappresentativi dell'intera Unione (Italia compresa).
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#279 marvel Ven 12 Ott, 2012 14:56
Interessante questo articolo:
...
L'alternanza tra persone veramente meritevoli e premiazioni di comodo risulta evidente.
Ma di comodo per chi? Sempre per gli stessi oscuri circoli mondialisti. E quindi troviamo meritevoli come Medecins Sans Frontieres, e fasulli come l'Intergovernmental Panel on Climate Change (Al Gore & friends). Il nobel alterna il Dalai Lama con le "Forze di pace" dell'ONU (sigh!), Martin Luther King con Henry Kissinger.
Ma perché tutto ciò?
Ovviamente per dare un'aura di mistica bontà a chi non è buono per niente. Una specie di licenza. E' un conferire autorità benigna a personaggi che stanno facendo il lavoro sporco.
Serve appunto, a mescolare la cioccolata con sostanze meno nobili, e sicuramente non adatte al consumo.
In questo modo, nell'immaginario comune, si crea una sorta di accettazione per le malefatte di molti di questi "vincitori".
Quindi Obama diventa magicamente buono, così come Kissinger (Kissinger!!!).
Così diventò buono anche Gorbachov, perché nell'Unione Sovietica, per diventare il numero uno, bisognava essere notoriamente "buoni" e pacifici, e assolutamente non avere niente a che fare con apparati oppressivi come il KGB!
A questo serve il Nobel. E non solo quello per la pace.
Ora si sancisce ufficialmente che l'Unione Europea fa parte dei buoni.
Di conseguenza, chiunque avrà da ridire sul suo operato, sarà ufficialmente tra i cattivi.
Non a caso Monti parlava di riunire i capi di stato per agire contro i crescenti sentimenti anti europei.
Ecco, questo è il primo passo vero: ora chi non vede la UE come la salvezza, è ufficialmente contro la pace.
Ci chiediamo cosa ne penseranno gli indignados europei, le persone in Spagna, Grecia, Irlanda, che scendono in piazza per protestare contro gli abusi degli oligarchi gesuitico-massoni.
Ci sentiamo di dire, però, che ormai abbiamo gli occhi aperti. Sempre più persone sanno bene chi sono i veri buoni, e questo è quello che conta realmente. Cresciamo, e non gli crediamo più. Non li ascoltiamo più. L'utilità che gli oligarchi traggono da manipolazioni quali questa del Nobel, è in declino. Li vediamo, e facciamo altro, pensiamo altro, e lavoriamo, da "cattivi" che siamo.
Ecco un po' di foto che documentano la Pax Europea....
http://coscienzeinrete.net/politica...tomba-del-nobel
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Ultima modifica di marvel il Ven 12 Ott, 2012 14:57, modificato 1 volta in totale
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#280 skufagniz Ven 12 Ott, 2012 15:07
La definitiva tomba del Nobel
Il Nobel per la pace 2012 è stato appena assegnato all'Unione Europea !!!
Si spegne così, definitivamente, qualsiasi residuo di fede nel valore effettivo di questo premio.
Dopo il Nobel preventivo ad Obama, che come ben sappiamo, si è ben guardato dal ridurre minimamente qualsiasi attività bellica statunitense,
dopo il premio Nobel (per la pace) ad Al Gore e all'IPCC, confondendolo, evidentemente, con il premio Oscar,
ora l'ineffabile commissione del premio norvegese, premia il superstato che è tutto fuorché democrazia.
Certo, verrebbe da credere alle frasi con cui viene giustificato il premio:
" l'Ue ha contribuito all'avanzamento della pace e della riconciliazione, della democrazia e dei diritti umani in Europa". "Oggi una guerra tra Germania e Francia sarebbe impensabile, ciò dimostra che con la reciproca fiducia nemici storici possono diventare partner. La Caduta del Muro ha reso possibile l'ingresso dei Paesi dell'Europa centrale e orientale... così come la riconciliazione nei Balcani e il possibile ingresso della Turchia rappresentano un passo verso la democrazia."
Ma guarda caso, come per alcuni dei vincitori precedenti, risulta chiaro come l'istituzione del Nobel per la pace, serva scopi ben precisi...
Sono premi di convincimento, espressamente e puntualmente indirizzati a puntare il riflettore mediatico e a dare lustro e popolarità a determinati orientamenti di potere politico ed economico.
Insomma, una grande operazione di immagine proprio nel momento (guarda caso) in cui l'Europa, i cui vertici non sono eletti democraticamente, si appresta a modificare (in modo antidemocratico) sovranità e diritti di alcuni dei popoli più rappresentativi dell'intera Unione (Italia compresa).

Giuro, pensavo fosse uno scherzo quando l'ho sentito la prima volta....è incredibile quello che sta succedendo nel mondo!!! non so più cosa dire.....
ma sono d'accordo con l'articolo, si sta creando un flebile, minuto, sparuto, sottostrato sociale che sta cominciando a ragionare e a chiedersi molti perchè....questo è l'inizio per poter CAMBIARE qualcosa....
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#281 prometeo Sab 13 Ott, 2012 10:48
Sono sorpreso pure io dell' immobilismo....
Qualcosa deve succedere, ogni giorno migliaia di persone perdono il lavoro e scendono per strada....
Questi professori chiedono sacrifici.Ok siamo disposti, ma allora come mai la legge "antibaroni" tralaltro una delle poche cose buone che fece la Gelmini è rimasta carta straccia???
Perché le loro pensioni non hanno subito adeguamenti, anzi....
Poi dopo una vita con 5ore di lavoro settimanali, dopo che i vari lecchini portaborse e quant'altro hanno lavorato per loro.....
Non ci sto! mi dispiace ma non sono disposto a fare sacrifici se non incominciano loro
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#282 marvel Sab 13 Ott, 2012 12:02
Allarme del Giurista Rodotà: Può un Parlamento di non eletti mettere mani in modo così incisivo sulla Costituzione?
di Stefano Rodotà
Stiamo vivendo una fase costituente senza averne adeguata consapevolezza, senza la necessaria discussione pubblica, senza la capacità di guardare oltre l’emergenza.
È stato modificato l’articolo 81 della Costituzione, introducendo il pareggio di bilancio.
Un decreto legge dell’agosto dell’anno scorso e uno del gennaio di quest’anno hanno messo tra parentesi l’articolo 41. E ora il Senato discute una revisione costituzionale che incide profondamente su Parlamento, governo, ruolo del Presidente della Repubblica. Non siamo di fronte alla buona “manutenzione” della Costituzione, ma a modifiche sostanziali della forma di Stato e di governo. Le poche voci critiche non sono ascoltate, vengono sopraffatte da richiami all’emergenza così perentori che ogni invito alla riflessione configura il delitto di lesa economia.
In tutto questo non è arbitrario cogliere un altro segno della incapacità delle forze politiche di intrattenere un giusto rapporto con i cittadini che, negli ultimi tempi, sono tornati a guardare con fiducia alla Costituzione e non possono essere messi di fronte a fatti compiuti. Proprio perché s’invocano condivisione e coesione, non si può poi procedere come se la revisione costituzionale fosse affare di pochi, da chiudere negli spazi ristretti d’una commissione del Senato, senza che i partiti presenti in Parlamento promuovano essi stessi quella indispensabile discussione pubblica che, finora, è mancata.
Con una battuta tutt’altro che banale si è detto che la riforma dell’articolo 81 ha dichiarato l’incostituzionalità di Keynes. L’orrore del debito è stato tradotto in una disciplina che irrigidisce la Costituzione, riduce oltre ogni ragionevolezza i margini di manovra dei governi, impone politiche economiche restrittive, i cui rischi sono stati segnalati, tra gli altri da cinque premi Nobel in un documento inviato a Obama.
Soprattutto, mette seriamente in dubbio la possibilità di politiche sociali, che pure trovano un riferimento obbligato nei principi costituzionali.
La Costituzione contro se stessa?
Per mettere qualche riparo ad una situazione tanto pregiudicata, uno studioso attento alle dinamiche costituzionali, Gianni Ferrara, non ha proposto rivolte di piazza, ma l’uso accorto degli strumenti della democrazia. Nel momento in cui votavano definitivamente la legge sul pareggio di bilancio, ai parlamentari era stato chiesto di non farlo con la maggioranza dei due terzi, lasciando così ai cittadini la possibilità di esprimere la loro opinione con un referendum. Il saggio invito non è stato raccolto, anzi si è fatta una indecente strizzata d’occhio invitando a considerare le molte eccezioni che consentiranno di sfuggire al vincolo del pareggio, così mostrando in quale modo siano considerate oggi le norme costituzionali.
Privati della possibilità di usare il referendum, i cittadini — questa è la proposta — dovrebbero raccogliere le firme per una legge d’iniziativa popolare che preveda l’obbligo di introdurre nei bilanci di previsione di Stato, regioni, province e comuni una norma che destini una quota significativa della spesa proprio alla garanzia dei diritti sociali, dal lavoro all'istruzione, alla salute, com'è già previsto da qualche altra costituzione.
Non è una via facile ma, percorrendola, le lingue tagliate dei cittadini potrebbero almeno ritrovare la parola.
L’altro fatto compiuto riguarda la riforma costituzionale strisciante dell’articolo 41.
Nei due decreti citati, il principio costituzionale diviene solo quello dell’iniziativa economica privata, ricostruito unicamente intorno alla concorrenza, degradando a meri limiti quelli che, invece, sono principi davvero fondativi, che in quell'articolo si chiamano sicurezza, libertà, dignità umana.
Un rovesciamento inammissibile, che sovverte la logica costituzionale, incide direttamente su principi e diritti fondamentali, sì che sorprende che in Parlamento nessuno si sia preoccupato di chiedere che dai decreti scomparissero norme così pericolose.
È con questi spiriti che si vuol giungere a un intervento assai drastico, come quello in discussione al Senato. Ne conosciamo i punti essenziali. Riduzione del numero dei parlamentari, modifiche riguardanti l’età per il voto e per l’elezione al Senato, correttivi al bicameralismo per quanto riguarda l’approvazione delle leggi, rafforzamento del Presidente del Consiglio, poteri del governo nel procedimento legislativo, introduzione della sfiducia costruttiva. Un “pacchetto” che desta molte preoccupazioni politiche e tecniche e che, proprio per questa ragione, esigerebbe discussione aperta e tempi adeguati. Su questo punto sono tornati a richiamare l’attenzione studiosi autorevoli come Valerio Onida, presidente dell’Associazione dei costituzionalisti, e Gaetano Azzariti, e un documento di Libertà e Giustizia, che hanno pure sollevato alcune ineludibili questioni generali.
Può un Parlamento non di eletti, ma di “nominati” in base a una legge di cui tutti a parole dicono di volersi liberare per la distorsione introdotta nel nostro sistema istituzionale, mettere le mani in modo così incisivo sulla Costituzione?
Può l’obiettivo di arrivare alle elezioni con una prova di efficienza essere affidato a una operazione frettolosa e ambigua? Può essere riproposta la linea seguita per la modifica dell’articolo 81, arrivando a una votazione con la maggioranza dei due terzi che escluderebbe la possibilità di un intervento dei cittadini? Quest’ultima non è una pretesa abusiva o eccessiva. Non dimentichiamo che la Costituzione è stata salvata dal voto di sedici milioni di cittadini che, con il referendum del 2006, dissero “no” alla riforma berlusconiana. A questi interrogativi non si può sfuggire, anche perché mettono in evidenza il rischio grandissimo di appiattire una modifica costituzionale, che sempre dovrebbe frequentare la dimensione del futuro, su esigenze e convenienze del brevissimo periodo.
Le riforme costituzionali devono unire e non dividere, esigono legittimazione forte di chi le fa e consenso diffuso dei cittadini.
Considerando più da vicino il testo in discussione al Senato, si nota subito che esso muove da premesse assai contestabili, come la debolezza del Presidente del Consiglio. Elude la questione vera del bicameralismo, concentrandosi su farraginose procedure di distinzione e condivisione dei poteri delle Camere, invece di differenziare il ruolo del Senato. Propone un intreccio tra sfiducia costruttiva e potere del Presidente del Consiglio di chiedere lo scioglimento delle Camere che, da una parte, attribuisce a quest'ultimo un improprio strumento di pressione e, dall'altra, ridimensiona il ruolo del Presidente della Repubblica. Aumenta oltre il giusto il potere del governo nel procedimento legislativo, ignorando del tutto l’ormai ineludibile rafforzamento delle leggi d’iniziativa popolare. Trascura la questione capitale dell’equilibrio tra i poteri.
Tutte questioni di cui bisogna discutere, e che nei contributi degli studiosi prima ricordati trovano ulteriori approfondimenti. Ricordando, però, anche un altro problema.
Si continua a dire che le riforme attuate o in corso non toccano la prima parte della Costituzione, quella dei principi. Non è vero. Con la modifica dell’articolo 81, con la “rilettura” dell’articolo 41, con l’indebolimento della garanzia della legge derivante dal ridimensionamento del ruolo del Parlamento, sono proprio quei principi ad essere abbandonati o messi in discussione.
giu 23, 2012
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#283 marvel Sab 13 Ott, 2012 12:29
Giuro, pensavo fosse uno scherzo quando l'ho sentito la prima volta....è incredibile quello che sta succedendo nel mondo!!! non so più cosa dire.....
ma sono d'accordo con l'articolo, si sta creando un flebile, minuto, sparuto, sottostrato sociale che sta cominciando a ragionare e a chiedersi molti perchè....questo è l'inizio per poter CAMBIARE qualcosa....
ESTRATTO DA DIVERSI ARTICOLI:
E perché mai per la Pace?
Forse il Comitato si è dimenticato dei recentissimi bombardamenti in Libia?
Forse non ha fatto caso che l'Unione europea ha preferito chiudere due occhi sui massacri in corso in Siria?
La decisione (prettamente politica) di conferire il premio Nobel a Bruxelles la dice lunga sullo stato di salute di un continente sempre più vecchio, disunito e logoro.
Un premio “nobile”, declassato a propagandistica ciambella di salvataggio di un Europa a pezzi, per effetto della stolta voglia egemonica dei teutonici di Angela, è qualcosa di indigeribile anche per lo stomaco di uno struzzo.
Non posso non pensare alle angherie che sta subendo la derelitta Grecia, e al suo popolo, realmente affamato, e sacrificato sull’altare della Germania “über alles”.
Di tante assurdità cui la giuria di Oslo ci aveva abituato nel tempo, questa è la più incredibile: sono mesi che diciamo che l’Europa non esiste e che i guai che ci sommergono sono provocati proprio da un continente burocratico e cavilloso, che strapaga i suoi dirigenti per occuparsi delle curvature delle banane, mentre lascia i cittadini a morire di fame. E mai come in questi mesi l’inefficienza disastrosa di Bruxelles ha minacciato la pace nel continente, portando la gente in strada da Atene a Madrid, esasperando gli animi, provocando incidenti e scontri.
Chi glielo dice, adesso, ai disoccupati della Grecia che l’Ue ha vinto il Nobel per la pace? Chi glielo dice ai giovani italiani che non trovano più un lavoro nemmeno a pagarlo? Chi glielo dice agli imprenditori spagnoli che falliscono a catena? La mancanza di una politica comune, cioè la mancanza di una vera Unione Europea, è la causa di tutti questi guai.
I 44mila dipendenti di Bruxelles sono stati ribattezzati, da una celebre inchiesta di una tv inglese, i “gatti grassi”: mentre le famiglie europee tagliavano i loro bilanci, loro scendevano in piazza per difendere i loro stipendi d’oro ( un usciere guadagna tra i 4 e i 6 mila euro netti al mese, un archivista arriva a 9mila euro, un dirigente supera come niente i 16mila).
Solo per gli ex dipendenti nel 2013 spenderemo 1.473 milioni di euro cioè il 34 per cento in più rispetto al 2008. Nel 2010 nel pieno della crisi economica ebbero il coraggio di stanziare un aumento (1500 euro in più al mese) per i portaborse dei deputati. E nello stesso anno furono spesi 2,6 milioni per un nuovo centro visitatori e 2 milioni per una nuova palestra degli eurodeputati, con tanto di fitness e sala per fisioterapia (motto: coccolatevi un po’, come se non lo facessero abbastanza).
Per meritarsi davvero questo Nobel, dall’Unione europea ci si aspetta che rimetta al centro i diritti e le persone. Che attivi politiche più efficaci per la cooperazione e la lotta alla povertà. Che con una “concentrazione di pensiero e volontà” offra a tutti un futuro libero, come auspicava Altiero Spinelli oltre 60 anni fa, sull’isola di Ventotene.
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Ultima modifica di marvel il Sab 13 Ott, 2012 12:37, modificato 1 volta in totale
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#285 marvel Sab 13 Ott, 2012 17:05
L'87% dei norvegesi si è detto contrario all'assegnazione del premio all'UE.
E' un'operazione di marketing per vendere l'immagine della UE, in un momento in cui il suo operato "sembra" andare in tutt'altra direzione che verso il bene comune dei cittadini europei!
Un'Europa sempre più delle Banche, dei poteri economico-finanziari e dei mercati, a cui i governi devono ricorrere per finanziarsi (il pubblico che si indebita con il privato è la strada diretta verso il collasso del sistema), e a cui gli stati devono pagare interessi incredibili in una spirale senza fine. Banche che si sono esposte per gestire la cosa pubblica europea, che a loro volta sono in crisi, grazie al sistema finanziario che esse stesse hanno fatto gonfiare a dismisura, che chiedono soldi all'Europa per sanare le proprie voragini.
I cittadini, ultima ruota del carro, pagano e soccombono senza alcuna garanzia.
Insomma, l'UE deve rifarsi il trucco per continuare ad apparire "buona", a favore dei cittadini.
Si vuole dare all'Europa un'immagine che, in realtà, non ha!
Non è una vera unione di Stati, né tanto meno un vero Stato, ma è solo un'unione economico-finanziaria tra banche ed un ente di controllo sul commercio del mercato comune.
I cittadini dei vari stati non vengono né difesi, né tutelati, anzi, devono pagare il conto del carrozzone e dei problemi finanziari delle banche che sono questa Europa.
Dire che l'UE è meritevole di non aver fatto più scoppiare più guerre interne al continente (vabbé, però ha lasciato che ne scoppiassero molte ai suoi confini) è decisamente superficiale e poco riconoscente verso l'evoluzione culturale dei popoli che, dopo 2 conflitti sanguinosi, forse hanno deciso che fosse ora di deporre le armi, parlarsi e collaborare. Infatti non mi risulta che gli inglesi, che non si sono "uniti ugualmente", siano sul punto di dichiarare guerra ad altri stati europei...
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Ultima modifica di marvel il Sab 13 Ott, 2012 17:29, modificato 1 volta in totale
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