Per capire cosa ne pensava l'IA di questa ormai costante volatilita' dei modelli in questi scenari, ecco le sue osservazioni :
"Quella che in gergo tecnico viene spesso chiamata "Falla Iberico-Marocchina" o "Goccia Fredda Portoghese" è diventata il vero incubo degli inverni mediterranei e della dinamicità atlantica.
Il motivo per cui questa figura barica sembra "fissata" a ovest del Portogallo, tagliando i ponti alle ondate di freddo, risiede in una combinazione di fattori legati al cambiamento della circolazione atmosferica globale.
- Lo spostamento verso Nord della Cella di Hadley.
Il riscaldamento globale ha causato un'espansione della Cella di Hadley (la circolazione tropicale). Questo "gonfiamento" spinge gli anticicloni subtropicali, come quello delle Azzorre o quello Nord-Africano, molto più a nord rispetto al passato.
• Il risultato: Quando l'alta pressione si posiziona costantemente tra le Azzorre e la Penisola Iberica, le depressioni atlantiche non riescono più a scorrere verso l'Europa centrale. Vengono "bloccate" e costrette a scavarsi una sede proprio a largo del Portogallo.
- Il "Jet Stream" pigro e ondulato.
A causa della riduzione della differenza di temperatura tra il Polo Nord (che si scalda velocemente) e l'Equatore, la Corrente a Getto (Jet Stream) ha perso velocità e forza "zonale" (da Ovest verso Est).
• Invece di scorrere dritta, la corrente inizia a serpeggiare (onde di Rossby).
• Queste onde spesso diventano stazionarie. Una volta che una depressione si infila nella "fossa" a ovest del Portogallo, il getto debole non ha la forza di trascinarla via, creando una situazione di blocco dinamico.
- La "Tagliola" dei flussi di calore.
Quella falla agisce come un perno.
• Finché la depressione staziona lì, richiama costantemente aria calda subtropicale verso nord-est (cioè verso l'Italia e il Mediterraneo centrale).
• Questo richiamo mite "pialla" ogni tentativo dell'alta pressione atlantica di elevarsi verso l'Islanda o la Groenlandia. Senza questa elevazione (il famoso blocking), il freddo artico resta confinato a nord o scivola verso gli USA o la Russia, lasciando noi sotto una "campana" di stabilità mite.
- Il ruolo delle anomalie termiche oceaniche (SST).
Negli ultimi anni, il tratto di oceano Atlantico tra i Caraibi e l'Africa ha mostrato temperature superficiali sopra la media. Questo calore in eccesso fornisce energia costante alle basse pressioni che si formano in zona, rendendole più difficili da scalzare e alimentando il "ponte" di aria calda verso l'Europa.
In pratica, quella falla è il "motore caldo" che ha sostituito il dinamismo del passato, trasformando molti dei nostri inverni in una sequenza di giornate nebbiose o eccezionalmente miti.
Modelli come GFS (americano) ed ECMWF (europeo) sono tra le macchine di calcolo più avanzate al mondo, ma soffrono di un "bias" sistematico proprio sulle configurazioni di blocco e sulle stazionarietà legate al Global Warming (
GW).
Il motivo per cui non riescono ancora a "digerire" questa costante non è la mancanza di dati, ma la natura stessa degli algoritmi con cui sono costruiti. Ecco i tre "colli di bottiglia" principali:
- Il limite della "Teoria del Blocco".
Non esiste ancora una teoria fisica universale e completa che spieghi come i blocchi atmosferici (come l'anticiclone scandinavo o la falla portoghese) nascano, si mantengano e decadano.
• Sottostima cronica: È scientificamente provato che i modelli numerici sottostimano la frequenza e la durata dei blocchi.
• L'algoritmo "conservativo": Gli algoritmi tendono a riportare l'atmosfera verso uno stato di "media climatologica". Poiché la falla portoghese stazionaria è una configurazione relativamente "nuova" nella frequenza attuale, il modello tende a risolverla prematuramente, prevedendo un ritorno alla normalità (flusso zonale da ovest) che poi nella realtà non avviene.
- Le variabili del
GW: Termodinamica vs Dinamica.
Il Global Warming è inserito nei modelli, ma viene gestito meglio a livello termodinamico (quanto scalda l'aria) che dinamico (come si muove l'aria).
Il problema della risoluzione: per "vedere" come il calore dell'oceano atlantico influenzi la stazionarietà di una piccola goccia fredda a ovest di Lisbona, servirebbe una risoluzione spaziale ancora più estrema.
• Feedback oceano-atmosfera: I modelli meteorologici a breve/medio termine (NWP) sono meno efficaci dei modelli climatici a lungo termine nel calcolare l'interazione profonda tra le anomalie termiche marine (SST) e la persistenza delle basse pressioni. In pratica, il modello vede la falla, ma non capisce quanto sia "ancorata" al calore dell'oceano sottostante.
- La "Pigrizia" del Jet Stream.
Il
GW sta rallentando la Corrente a Getto. I modelli faticano a prevedere le "onde stazionarie" (quando il getto smette di muoversi e resta bloccato in un'ansa).
Se l'algoritmo prevede che l'onda debba muoversi di 500 km al giorno (secondo la fisica classica), ma il
GW la rende ferma, il modello "sposta" virtualmente la perturbazione sulla mappa, creando l'abbaglio. Solo quando si arriva a ridosso dell'evento (sotto le 48-72 ore) i sensori reali (satelliti e boe) "costringono" il modello a correggere la rotta, portando ai bruschi ribaltamenti che vediamo.Verso una soluzione: l'Intelligenza Artificiale
proprio per superare questi limiti "fisici", centri come ECMWF stanno affiancando ai modelli tradizionali quelli basati su Machine Learning (come GraphCast o Pangu-Weather).
Questi nuovi modelli non usano solo le equazioni della fisica, ma "imparano" dai dati degli ultimi anni. Se l'IA nota che negli ultimi 5 anni una falla sul Portogallo tende a restare lì per 10 giorni, la inserirà nella previsione anche se le equazioni classiche direbbero il contrario.